Punti di rottura
In un mondo in cui sembra che sappiamo solo scontrarci o isolarci nelle nostre bolle, è ancora possibile trovare modalità per abitare il disaccordo? L’edizione 2026 di A occhi aperti esplorare, attraverso il fumetto, le forme della conflittualità contemporanea, cercando nel disegno lo spazio ideale per sperimentare nuove forme di relazione e immaginare futuri possibili.
PUNTI DI ROTTURA
Punti di rottura, questo il titolo dell’edizione 2026 di A occhi aperti, affida alla narrazione per immagini una riflessione corale sulle forme che il conflitto assume oggi nelle nostre vite. Da una parte, l'evidenza tragica della guerra, ormai diventata una costante, quasi un sottofondo della nostra quotidianità; dall'altra, la crescente difficoltà a guardare oltre noi stessi, a riconoscere l'altro come un individuo da incontrare.
PUNTI DI ROTTURA
Punti di rottura, questo il titolo dell’edizione 2026 di A occhi aperti, affida alla narrazione per immagini una riflessione corale sulle forme che il conflitto assume oggi nelle nostre vite. Da una parte, l'evidenza tragica della guerra, ormai diventata una costante, quasi un sottofondo della nostra quotidianità; dall'altra, la crescente difficoltà a guardare oltre noi stessi, a riconoscere l'altro come un individuo da incontrare.
Il fumetto e il disegno diventano lo spazio per chiedersi: come possiamo tornare a fare del conflitto un punto di partenza per nuovi futuri?
Se ogni epoca ha avuto bisogno di qualche forma di conflitto per rapportarsi con l’altro e ridefinire i contorni della convivenza, questa spinta oggi sembra essersi inceppata. Il fumetto, linguaggio per sua natura ibrido e abituato a muoversi tra piani diversi, è lo spazio ideale in cui chiedersi se ci siano altre modalità di relazione. Vero è che la presenza dell'altro inevitabilmente comporta un "naturale attrito", la necessità di fare i conti con chi è diverso da noi e questa conflittualità si è progressivamente svuotata del suo potenziale generativo, riducendosi a semplice polarizzazione delle opinioni e alimentando derive politiche autoritarie.
Oggi, il rischio è quello di cadere in quello che il filosofo Byung-Chul Han definisce l'“espulsione dell’altro”. Siamo sempre più spesso tentati di isolarci in bolle protettive fatte di idee e persone speculari alle nostre, rifiutando il disaccordo.
HELGE REUMANN: PER UN'ESTETICA DEL CONFLITTO
Il nucleo di questa riflessione sul conflitto è la prima mostra personale italiana dell’autore svizzero Helge Reumann, il progetto speciale al centro del festival. Allestita in dialogo con lo spazio dell’ex chiesa di San Mattia a Bologna, l’esposizione ripercorrerà la sua opera attraverso tavole originali, installazioni e sculture.
Tra le voci più influenti del fumetto europeo indipendente, con il suo lavoro Reumann indaga le inquietudini del contemporaneo. Al centro della sua ricerca c'è un universo disincarnato che ormai è ridotto a essere simulacro di se stesso e cerca una disperata certificazione della propria esistenza in una estetica della violenza, che pure rimane un falso movimento.
Il suo universo visivo pesca dal weird, dall'horror, dalla fantascienza. Il gusto per il grottesco si intreccia alla rappresentazione di un’umanità fragile, schiacciata tra l'illusione del dominio assoluto sulla Terra e la realtà della propria natura finita. Tensioni e scontri occupano un ruolo centrale, osservate attraverso lo sguardo irriverente che ne rivela le assurdità e l'indifferenza da un paesaggio naturale imponente.
Tutto questo è espresso attraverso una narrazione puramente visiva: i suoi fumetti, privi di parole e di un giudizio morale esplicito, risuonano con la generale perdita di senso che caratterizza lo scenario attuale.
Tutto questo è espresso attraverso una narrazione puramente visiva: i suoi fumetti, privi di parole e di un giudizio morale esplicito, risuonano con la generale perdita di senso che caratterizza lo scenario attuale.
LE VOCI DEL FESTIVAL
Altri nomi della scena del fumetto e dell’illustrazione internazionale contribuiscono con la loro visione a comporre un mosaico in cui la dimensione del conflitto assume forme diversissime, da quello esplicitamente bellico, agli scontri quotidiani fino alla complessità della comunicazione mediata dal digitale.
Lorenzo Mattotti, con il progetto Sottolebombe, serie di tavole che, con l’urgenza del bianco e nero, offre una rappresentazione concreta del tema del conflitto attraverso lo sguardo delle sue vittime; Thierry Van Hasselt, con il suo ultimo graphic novel, La véritable histoire de Saint-Nicolas, offre una rilettura contemporanea della figura del mitico protettore dei bambini alla luce della crisi climatica, delle guerre in atto e del generale decadimento dei valori sociali; Lisa Blumen, tra le autrici più interessanti del fumetto francese contemporaneo, porta al festival le sue storie che, a partire dalle relazioni intime tra personaggi, si sviluppano in universi narrativi che sono lo specchio di molte storture del presente. E ancora, tra gli ospiti Davide Reviati, Vittorio Giardino e Laurie Agusti.
FORMAZIONE PER GIOVANI ARTISTI E ARTISTE, SCUOLE E BIBLIOTECHE
Accanto alle mostre, il festival si conferma uno spazio di formazione per giovani artisti e artiste: in programma, una giornata dedicata a decine di studenti provenienti da dieci tra le principali Accademie d’arte e scuole di fumetto italiane; sessioni di portfolio review; un workshop intensivo e la mostra del progetto “Le figure del libro”. E ancora laboratori e attività di alfabetizzazione al visivo per scuole e biblioteche.