Via dalla guerra in Afghanistan!

Oggi altri quattro soldati italiani morti

La guerra in Afghanistan ci ha restituito oggi i corpi senza vita di altri quattro soldati italiani. Quanti ne dovranno morire ancora prima che la politica si assuma la responsabilità mettere fine a questa assurda tragedia?

Quanto sangue dovrà ancora scorrere prima che il Parlamento italiano decida di discutere apertamente e onestamente della guerra in Afghanistan e di tirar fuori l'Italia da questo disastro?

Quante bare si dovranno allineare davanti ai nostri occhi per spingere la Rai ad organizzare un serio dibattito sulla guerra in Afganistan? Quando il nostro servizio pubblico radiotelevisivo aiuterà gli italiani a capire cosa è accaduto, cosa sta succedendo e come si può fare per evitare altri morti? Quando succederà che a prendere la parola verranno invitati anche i costruttori di pace e non solo i soliti noti?

I nostri giovani soldati muoiono perché il governo continua a scaricare sui militari il compito di risolvere un problema enorme che i militari non hanno nessuna possibilità di risolvere. Per quanto ancora dovremo sopportare questo scempio?

Per questo, mentre ci uniamo al dolore straziante dei familiari di Gianmarco Manca, Marco Pedone, Sebastiano Ville, Francesco Vannozzi chiediamo ancora una volta all'Italia di abbandonare la via fallimentare e inconcludente della guerra e impegnarsi a costruire un'alternativa politica a questo inutile massacro di innocenti, di verità e di legalità.

L'exit strategy esiste: dobbiamo passare dall'impegno militare ad un impegno politico e civile a fianco delle popolazioni vittime decennali della guerra, dell'oppressione e della miseria. Dobbiamo sostenere la società civile afgana che s'impegna per il rispetto dei diritti umani, la ricostruzione e la riconciliazione (la più importante leva della democrazia in Afghanistan). Dobbiamo aumentare decisamente gli interventi di cooperazione con l'obiettivo di rispondere ai bisogni vitali della popolazione.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 9 ottobre 2010

Effetti della Crisi

Questa settimana nella nostra diocesi si è tenuto un importante evento: la presentazione di un anno di "storia" del Fondo Famiglie Solidali, fondo voluto dal Vescovo ed affidato alla Caritas Diocesana attraverso una commissione che valuta le varie richieste.

Chi volesse approfondire questo argomento può facilmente trovare alcuni articoli apparsi sulla stampa locale (es. cremaonline) e può scaricare i dati statistici direttamente da questa pagina di www.caritascrema.it

Uno degli effetti della crisi è anche l'aumento del gioco...segno che la speranza verso i futuro dei cittadini italiani è affidata alla sorte...nel numero di settembre di Italia Caritas si può leggere un reportage su questo tema Italia Caritas - Settembre

I rom e il profeta Isaia

Sarkozy in Francia spinge per l'espulsione dei rom.

Il ministro dell'Interno Maroni lo elogia e annuncia di voler rincarare la dose. "Purtroppo - aggiunge - quelli che hanno cittadinanza italiana hanno diritto a restare, non si può fare nulla".

Quali sono le colpe di queste persone? In primo luogo sono rom, poi non godono di un reddito minimo, non hanno una dimora adeguata e sono a carico del nostro Stato sociale. Tradotto: i più deboli che appartengono a certe popolazioni non sono da aiutare, ma da bastonare. Sono persone di serie B.

Intanto, il papa all'Angelus del 22 agosto ha parlato di accogliere le legittime diversità umane e di educare alla fraternità universale. E non avrebbe potuto dire altrimenti. Nella liturgia del giorno (XXI domenica del tempo ordinario, anno C) c'erano testi inequivocabili. La famiglia di Dio è la famiglia umana, al di là dei confini etnici, nazionali o religiosi.

Nel capitolo 66 (vv. 18-21) di Isaia, il Signore convoca un raduno universale ("Verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue"). Coloro che non hanno udito parlare di Lui e non hanno visto la sua gloria diventeranno suoi annunciatori e tra di loro sceglierà dei sacerdoti. Proprio tra gli stranieri di altre nazioni e culture!

In Luca (13,22-29), Gesù descrive chi siederà a mensa nel regno di Dio: "Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno". A rischiare di stare fuori, invece, sono proprio quelli che sembrerebbero i primi.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: "Non vi conosco, non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!".

Proprio i cristiani, quelli che hanno mangiato e bevuto ogni domenica in sua presenza, rischiano di non entrare nel regno. Dio guarda la giustizia, guarda il cuore, non le adesioni rituali e formali.

Dov'è la giustizia nel discriminare e penalizzare delle persone perchè appartenenti a una categoria da demonizzare, indipendentemente dalle responsabilità individuali?

Ospitando libertà

Don Angelo Casati (sacerdote milanese, scrittore e poeta) per due anni ha animato un percorso di ascolto e dialogo presso il Centro diocesano di spiritualità di Crema. Quegli incontri sono diventati un libro (Ospitando libertà, Centro Ambrosiano). I capitoli esplorano vissuti della vita quotidiana (come libertà, menzogna, amicizia, giustizia...) su cui credenti e no si possono confrontare e incontrare. Il libro sarà presentato lunedì 11 ottobre, alle ore 21, presso il Centro San Luigi con un dialogo tra Gabriella Caramore (giornalista, autrice e conduttrice della trasmissione "Uomini e Profeti", Radio Tre) e don Angelo. Anticipiamo alcuni brani della Prefazione dello scrittore Erri De Luca.
* * *
Ho incontrato don Angelo, più volte mi ha invitato tra i suoi fidandosi di me, lettore senza fede di scritture sacre. Nella sua sala mi ha dato la parola, ora ricambio. Ho letto con occhi e orecchie i suoi pensieri schietti che spiegano vocaboli solenni.
Sta controcorrente non da bastian contrario, ma da salmone. Risale alla sorgente della parola sacra, la raggiunge com'era prima dell'abuso e dell'usura. (...)
Don Angelo rianima la parola antica, ci soffia sopra e quella torna a sprigionare fiamma. Perché pure sotto lo strato di polvere, di cenere, la parola sacra ha natura di roveto ardente, brucia senza potersi consumare. (...)
Scrive la mia poetessa preferita, la russa Marina Zvetaeva: «Solo nell’entusiasmo l’essere umano vede con precisione il mondo./Dio ha creato il mondo in entusiasmo». Don Angelo riscatta nelle parole sacre l’entusiasmo degli inizi. Lui ama le avventure del Primo Testamento e del Secondo, si fa portatore del senso del magnifico azzardo di credere. Non è riparo, arrocco, trincea, l’esempio che dà il Cristo, ma scelta di sbaraglio e opposizione ai poteri del tempo, politici e religiosi. Pratica la libertà che non è pista battuta, ma apertura di traccia in neve fresca.
Don Angelo è discepolo di questa libertà. La sua voce coinvolge perché non è di maestro che ripete lezioni, ma di apprendista fresco di esperienza nuova. Suggerisce di andare nella vita col sospetto di rasentare, sotto il velo di nebbia del banale, prodigi sparsi ovunque e immensità affioranti. Si lascia commuovere dal dono senza tornaconto, dal gratis che è spicciolo di più grande grazia. Opposto a ogni fasulla autorità costituita, la sua mitezza è irriducibile ai ranghi. Don Angelo rompe la fila.

Trappole d'agosto?

Cosa vuoi che succeda ad agosto? Sono tutti in vacanza... E invece basta leggere i giornali per vedere che, in questo mese, succedono tante cose e tante ne sono successe anche in passato.

Leggi tutto...

Una Chiesa che educa...

Non capita spesso di vedere teoria e pratica coniugate insieme.

È successo pochi giorni fa’ e tutto si è svolto nell’arco di una settimana.

Si sa che settembre è per la nostra diocesi il mese dedicato al convegno che traccerà le linee guida della pastorale. Quest’anno però questo avvenimento si è intrecciato con un altro evento importante: la Missione Giovani. È proprio da questa provvidenziale coincidenza che è scaturito questo felice corto circuito.

Ma andiamo con ordine.

Mercoledì scorso il primo appuntamento per iniziare a riflettere sull’Educazione, il tema che la Chiesa italiana ha posto al centro del prossimo decennio di lavoro. Il relatore, don Erio Castellucci, teologo e vicario episcopale di Forlì, affronta il tema della Chiesa come comunità educante. Una relazione dignitosa, senza particolari colpi di scena né frasi ad effetto che tuttavia non ha deluso perché ha colto, nella parte finale, uno dei nodi fondamentali che la Chiesa di oggi deve sciogliere: l’apertura alle “alleanze educative” sul territorio. Una Comunità cioè che, per riprendere l’azzeccata metafora del relatore, non si arrocca nella navata della chiesa, ma esce sulla piazza e sfrutta la grande opportunità di stringere “alleanze educative” con altri. Non quindi una Chiesa autoreferenziale, che guarda solo a se stessa, ma proprio perché sale, luce e lievito rimanda ad altro e, se dosati bene, allargano gli spazi della ragione, favorendo l’ascolto e il dialogo con tutti coloro che sul territorio sono impegnati in un lavoro educativo: genitori, scuola, enti sociali e pubblici.

Domenica sera nell’ambito della Missione Giovani, un uomo di Chiesa è davvero in una piazza e parla. Si tratta di mons. Domenico Sigalini, assistente nazionale di Azione Cattolica, che in piazza Trento e Trieste non predica, ma dialoga con la gente che si è radunata per ascoltare.

Mons. Sigalini non si limita a testimoniare la propria fede, ma interroga sé e gli altri sulla realtà della Chiesa, sul perché non attiri più i giovani ad esempio. Ne esce un discorso corale che evidenzia come ci siano problemi di comunicazione, di coerenza, di testimonianza, di ascolto, di scarsa corresponsabilizzazione.

Una Comunità che va in piazza e si interroga, una Comunità che è in ricerca e non si sente sazia di certezze, una Comunità che si confronta sui grandi temi e pur sapendo di essere sale, luce e lievito non si sottrae tuttavia all’ascolto e al dialogo, una Comunità che accetta di parlare il linguaggio di tutti gli uomini.

Solo così sarà una Chiesa che avrà qualcosa da dire non solo ai giovani, ma a tutti gli uomini.


Cena A Occhi Aperti

Sabato 28 agosto 2010 alle ore 20

presso la Cascina Emmaus di Ricengo si terrà la

CENA A OCCHI APERTI

un momento di presentazione dell'iniziativa ma soprattutto di incontro e di scambio, in un clima conviviale attorno alla tavola, in cui ci sarà l'occasione di conoscere meglio il gruppo promotore e il progetto del sito, con l'obiettivo di allargare la cerchia delle persone che, attraverso Aocchiaperti, entrano in dialogo.

Ti aspettiamo! (Fa' pure girare la voce)

Il gruppo di Aocchiaperti

 

Per ragioni organizzative, chi intende partecipare lo comunichi entro giovedì 26 agosto a Romano Dasti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.