Quale verità?

Una delle parole che ricorrono con maggiore frequenza nei discorsi legati alla sfera religiosa è «verità».

Spesso la si usa come una sorta di arma per porre fine a una controversia: la posizione diversa dalla propria viene considerata illegittima «in nome della verità».

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L'omofobia: un dolore negato

Dalle ricerche scientifiche sull'argomento risulta che gay, lesbiche e bisessuali presentano una più alta prevalenza di disturbi psichiatrici rispetto agli eterosessuali, tra cui depressione, attacchi di panico, ansia generalizzata, tentativi di suicidio. Secondo alcuni studiosi lo stigma, il pregiudizio e la discriminazione creano un ambiente sociale così stressante da favorire lo sviluppo dei problemi psicologici.

 

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Tav: 22 anni buttati via! E la gente?

Quanto è avvenuto in queste due ultime settimane in Val di Susa fotografa, in piccolo, con precisione millimetrica, la situazione sociale, politica, economica ed anche religiosa dell’Italia di oggi.

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Caro laico

Caro laico,

mentre ti scrivo davanti a me ho il volto e la storia di uomini e donne, giovani, sposi, sacerdoti, vescovi, persone in carne e ossa che sono e siamo il popolo di Dio. Nel corso della storia della Chiesa, si è sempre cercato di ridefinire spazi, identità, ruoli reciproci. Se volessimo paragonare la Chiesa a una casa, potremmo dire così: preti e laici vivono tutti all'interno, non in piani diversi e tanto meno preoccupati d'apporre la targhetta di rivendicazione all'esterno delle nostre camere.

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Indignatevi: prendiamo esempio dall'insurrezione pacifica dei popoli del mediterraneo

Indignatevi è l’invito rivolto da Stéphane Hessel, libro scritto a 93 anni. I ragazzi di Egitto, Tunisia e Libia lo hanno raccolto affrontando pericoli e tragedie. Ragazzi e genitori di buona volontà non devono rassegnarsi: serve una rivoluzione morale non violenta per riaprire la speranza nel nostro paese

 

Motore della Resistenza fu l’indignazione, perché noi non siamo degni del fascismo, nazismo, e di ogni totalitarismo. L’Autore ha 93 anni, è stato attivo nella Resistenza, il cui programma diceva che «l’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, e l’equa distribuzione delle ricchezze deve prevalere sul potere del denaro». Hessel, che collaborò alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, si rivolge ai giovani: «Ora tocca a voi: non fatevi intimidire dalle dittature dei mercati finanziari che minacciano pace e democrazia». Ogni persona è responsabile. Ripete: «Cercate e troverete» i molti motivi per indignarvi e quindi impegnarvi.

Oggi, la vertigine del «sempre di più» è come un uragano devastatore. Chi comanda? Chi decide? Le grandi sfide sono: l’immenso divario crescente fra molto poveri e molto ricchi; i Diritti Umani proclamati ma non promossi lealmente dall’ipocrisia dei vincitori. Ci indigna il trattamento degli immigrati, dei sans papiers, dei rom.

Hessel parla della Palestina e specialmente di Gaza (che ha visitato più volte fino al 2009 come diplomatico): «Che degli ebrei possano perpetrare a loro volta dei crimini di guerra, è una cosa insopportabile». «Occorre assolutamente leggere il rapporto del giudice Goldstone, ebreo sudafricano, sulla guerra di Gaza».

Il terrorismo è inaccettabile, non giova neppure a chi lo pratica, ma è frutto di esasperazione, cioè rifiuto della speranza: invece bisogna sperare attivamente. Possiamo comprendere ma non scusare i terroristi. «Sono persuaso che il futuro appartiene alla nonviolenza». In questo mondo violento, la strada è la nonviolenza attiva. Hessel afferma che per far cessare la violenza oppressiva, la nonviolenza è un mezzo più sicuro della violenza-anti-violenza. La violenza volta le spalle alla speranza, che è invece una forza promotrice della storia. Perciò non dobbiamo lasciare che si accumuli troppo odio. «Il messaggio di uomini come Mandela , o Martin Luther King, è assolutamente attuale».

Sui diritti umani non si transige: la loro violazione, non importa per mano di chi, deve provocare la nostra indignazione, la repulsione dell’animo. Occorre un’insurrezione pacifica. Nonostante tutto: nonostante che le autorità israeliane definiscano “terrorismo nonviolento” (!?) la protesta nonviolenta del villaggio palestinese di Bil’in contro il muro, senza lanciare pietre, senza ricorrere alla forza.

Dalla crisi causata dall’ossessione occidentale del «sempre di più», si può uscire con una «insurrezione pacifica» e una rottura della spirale negli ambiti delle finanze, delle scienze, della tecnica. Sono gravissimi i rischi per il pianeta e la sua abitabilità. «Ma bisogna sperare, bisogna sempre sperare». Hessel si rammarica che né Obama né la UE si siano ancora impegnati davvero sugli “Otto obiettivi del millennio per lo sviluppo” (ONU, con Kofi Annan, settembre 2000).

«La minaccia nazista non è scomparsa. Continuiamo a invocare una vera insurrezione pacifica contro i mass-media, che propongono ai giovani come unico orizzonte il consumismo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l’amnesia generalizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti».

Hessel chiude le dense forti 25 pagine del suo messaggio con queste parole: «A quelli e quelle che faranno il XXI secolo diciamo con affetto: CREARE È RESISTERE. RESISTERE È CREARE».