Quando l'amore non è cieco

Ricordo d'aver letto che il giorno dei funerali di don Primo Mazzolari, il grande parroco di Bozzolo, uno dei suoi parrocchiani che pure non era solito frequentare la chiesa, fece di lui il più bell'elogio dicendo: "Bastava guardarlo e vederlo passare: per noi era pane".

Queste parole di Luigi Pozzoli inaugurano il recente libro di Mariangela Maraviglia, Don Primo Mazzolari. Con Dio e con il mondo, Qiqajon, Bose. Finisce l'anno sacerdotale indetto da Benedetto XVI. Quasi per uno scherzo crudele del destino, è l'anno in cui è esploso lo scandalo sugli abusi sessuali sui minori commessi da preti di varie nazioni che alcuni vescovi hanno coperto.

Fa bene, allora, tornare a figure vere ed evangeliche come don Primo. Voce libera, fuori dal coro, e allo stesso tempo obbedientissimo in Cristo. Grande amore per la Chiesa e per i poveri. Coraggio e tenacia sia di fronte al fascismo sia di fronte agli opportunismi di tanti che si dicono cristiani a parole. Il libro ha il merito di sintetizzare la vita e il pensiero di Mazzolari in modo fedele, efficace, diretto, pur senza tradire il necessario rigore storico.

Non potrei usare parole migliori per presentare questo testo di quelle dello stesso Mazzolari che l'autrice cita, tra le altre, nel corso del libro.

Io amo la Chiesa ed il Pontefice, ma la mia devozione e il mio amore non distruggono la mia coscienza di cristiano che ad essi mi lega come a tronco necessario senza perdere quei caratteri d'individualità che Dio ha donato ad ogni uomo. Amo il Pontefice ma la mia obbedienza e il mio amore non possono essere ciechi, amo e obbedisco coscientemente, lealmente. Così io intendo l'amore, non come l'intendono presentemente certe anime piccine e vili.

Solo quando genti di razze diverse sapranno convivere su una stessa terra, senza farsi del male l'un l'altro, saremo giunti a buon termine. Ma allora il problema nazionale e quello di razza non esisteranno più. L'umanità ne avrà preso il posto.

Il Signore, chiamandoci, non ci ha comandato di radunare una truppa, ma di destare le anime, non ci ha detto di conquistare la terra, ma di aprire in qualche cuore la speranza del Regno, di dare una consolazione a chi piange, una gioia a chi muore...

La verità non è un campo che può essere cintato a beneficio esclusivo di qualcuno o di un gruppo, una colonia da sfruttare... Non ci guadagniamo né facciamo guadagnare nessuno identificandoci con la verità... Implacabili sono solo gli spiriti superficiali e coloro che dimenticano che la verità più che una conquista dell'uomo è un dono di Dio, e che Dio ha affidato agli uomini non il dovere di farla trionfare, ma di lavorare e soffrire per essa... Dio non vuole che, per accendere una lampada, si spenga un cuore.

Volere una Chiesa che si imponga con la costrizione esteriore e con protezioni umani, o per l'equilibrio della sua organizzazione e del suo governo, è volere scristianizzare la Chiesa, rinnegare la redenzione.

La Chiesa, condannando il comunismo, ne condanna gli errori, non la parte di vero e di buono che ci può essere nel comunismo.

Prima del guadagno, c'è l'uomo: prima del diritto al guadagno, c'è il diritto alla vita. Sta scritto: "Tu non uccidere". Il guadagno può farci omicidi: Giuda ha venduto il sangue del giusto per trenta denari. L'economia ha le sue letti, ma tutti hanno diritto di mangiare. Tutti siamo chiamati a dar da mangiare agli affamati su quello che abbiamo in tavola. Produrre per l'uomo: non per il guadagno di qualcuno.