Oltre gli schieramenti politici

Nell'editoriale si è fatto cenno a don Primo Mazzolari, una figura che - nonostante le celebrazioni postume - per molti in realtà è ancora scomoda. Per rendersene conto, basterebbe applicare ai rapporti tra fede e politica di oggi quanto scriveva nel 1949 dopo la condanna vaticana del comunismo. Il cristiano non può identificarsi con nessuno schieramento politico, per quanto a parole possa essere deferente verso la Chiesa, o viceversa demonizzarlo. E' la fede che guarda oltre ogni ideologia, in nome dello stesso amore dei poveri richiamato da Benedetto XVI.

  

Perché non ho la tessera comunista, perché rispetto la religione, perché ascolto la Messa, che è un poco più del "pagare le decime della menta e del cimino", mi credo a posto, fuori di ogni richiamo e di ogni condanna. Se non stiamo attenti, ci troveremo davanti all'altare con la sicurezza del fariseo e con la sua preghiera sulle labbra. Materialisti - confessiamolo - lo siamo un po' tutti, come un giorno fummo un po' tutti ariani, patarini, portestanti, volterriani; come sempre siamo pagani, tanto pagani...

Quindi, il richiamo è per tutti, per tutti la "condanna" e il dovere di convertirci. Il comunista non può inginocchiarsi alla balaustra; ma neppure io dovrei farlo se avessi la sincerità di scoprirmi quale sono. Il cristiano, che crede nel denaro e mette alla disperazione il povero, non può fare la comunione, al pari di colui che ha la tessera comunista e che nel denaro ci crede perché non ne ha mai avuto in tasca per mangiare a sufficienza.

La Chiesa, condannado il comunismo, ne condanna gli errori, non la parte di vero e di buono che ci può essere nel comunismo. Benché sia fuori della Chiesa, non vuol dire che un comunista non sia capace di vedere e di fare il bene. Anche in peccato, l'uomo rimane capace di verità e di bontà naturale, e, a nostra confusione, può darsi, come dice il Vangelo, che "i pubblicani e le prostitute ci precedano". Quindi, se un cattolico rifiutasse di di riconoscere ciò che vi è di buono e di vero nel comunismo, e ciò che pensano e fanno di buono i comunisti, peccherebbe contro la verità e contro il decreto del Sant'Ufficio.

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La condanna del comunismo non vuol dire la raibilitazione della società capitalistica nei suoi insopportabili errori. Passando attraverso la stessa realtà politica ed economica, siamo impegnati a trovare un'uscita verso l'alto, dove i comunisti, cercando troppo in basso, hanno finito per cadere nel gorgo del solito materialismo.

Fino a ieri il comunismo fu la sola seria minaccia del disordine capitalista: d'ora innanzi, con altro animo, s'intende, e altri metodi, i cristiani prendono il loro posto. Solo superando l'uno e l'altro disordine spirituale ed economico, riusciremo a raggingere di nuovo l'animo del mondo operaio e a riconciliarlo con la Chiesa.

Una mostruosa coppia - il clericalismo capitalista e l'anticlericalismo capitalista - danza intorno al decreto una danza di vittoria. Gli uni e gli altri non pensano neanche al "comunismo materialista e ateo". Nella loro testa e nel loro cuore c'è più materialismo che in un povero bracciante ferrarese o in metallurgico di Sesto San Giovanni. Molti di essi dicono di credere in Dio; molti, sotto questo santo nome, idolatrano l'immagine o il proterrore dei loro interessi. Insieme avversano nel comunismo unicamente il nemico del proprio star bene.

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Il decreto impegna tutti i cattolici a combattere di trincea in trincea i bestemmiatori della paternità e della fraternità divina. E la dobbiamo condurre questa lotta a viso così scoperto e con parola così franca che da Sesto San Giovanni a Carbonia, dai braccianti ferraresi a quelli pugliesi, in ogni casa senz'aria e in ogni vita senza luce, non un uomo, non una donna, non un fanciullo possa dire: "La Chiesa di Cristo ci abbandona!".

(Da Adesso n. 18, 30 settembre 1949)

Per approfondire la figura di don Primo Mazzolari:

Mariangela Maraviglia, Don Primo Mazzolari. Con Dio e con il mondo, Qiqajon, Bose 2010.