Messe ingessate o vive

(don Ennio Raimondi) Ancora alcune considerazioni, ai margini della lettera del vescovo Oscar per l’anno della fede. Specificamente mi riferisco alle indicazioni pastorali n. 9 dove egli scrive: “E’ importante riscoprire la propria parrocchia come una vera comunità di fede, in cui confluiscono con i loro doni i singoli gruppi, e rimarcare la centralità della comune celebrazione eucaristica domenicale”

 

Perché possa essere riscoperta, o semplicemente scoperta, una cosa occorre che esista e si veda. In  che misura le nostre parrocchie esistono e si manifestano come “vere comunità di fede”? Chi le percepisce e le vive come tali? Io penso che dobbiamo rimboccarci le maniche e per molto tempo ancora operare risolutamente alla costruzione di questa realtà/mistero con l’aiuto naturalmente e sotto l’azione dello Spirito. Occorrerà convincerci personalmente e convincere tanti altri che la parrocchia o è comunità di fede e vive come tale, o non è comunità cristiana.

Penso che dobbiamo pregare e lavorare molto perché questa consapevolezza aumenti in tutti e tutti si impegnino di conseguenza a realizzare una “comunità” (pensiamo al significato pregnante di questa parola) di “fede” (pensiamo a cosa comporta).

 

Mentre lavoriamo in questa ottica, non dobbiamo dimenticare la centralità della Messa domenicale ed operare con pazienza e con coraggio perché diventi, come scrive il nostro vescovo: “Il momento più significativo per l’educazione alla fede e alla vita fraterna, per l’educazione missionaria della comunità cristiana e luogo primario per vivere la festa”.

Occorrerà adoprarsi per farla diventare una “azione liturgica dignitosa, che non lascia spazio all’improvvisazione” ma che però dà molto spazio ad una partecipazione larga e consapevole come del resto richiede e incoraggia la riforma liturgica del vaticano secondo. E’ vero, ci sono delle norme liturgiche da osservare, ma queste stesse prevedono varianti affidate alla responsabilità di chi la presiede e la anima. Io, per esempio, non cambierei mai i testi delle preghiere che appartengono alla chiesa e non a me, ma sfrutterei tutte le possibilità che le rubriche offrono nelle monizioni per evitarne la monotonia, nelle introduzioni ai diversi momenti liturgici, nell’aiutare a capire le letture.

 

Ma poi c’è tutta la partecipazione dei laici da sfruttare al massimo, con un’adeguata preparazione naturalmente: dai lettori a chi legge le didascalie in alcuni momenti, dai sostenitori del canto ai partecipanti alla processione offertoriale, da chi presta la voce per le preghiere dei fedeli ai ministri straordinari dell’eucaristia anche per snellire il momento della comunione….

 

Le nostre Messe, a confronto con le liturgie dei paesi africani o latinoamericani sembrano ingessate, senza gioia e festosità, disincarnate.  Mentre dovrebbero essere momenti di vita della comunità. Nella Messa domenicale deve trovare eco il vissuto della parrocchia, del paese e della città, della nazione, delle chiese e del mondo. “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini” devono irrompere nella celebrazione e trovare risonanza in alcuni momenti della celebrazione come nell’introduzione, nella richiesta di perdono, nelle preghiere dei fedeli, “nella predicazione preparata nei contenuti, con un linguaggio adatto alla situazione delle persone presenti”.

 

Per un parrocchiano dovrebbe essere naturale la partecipazione in modo responsabile ed attivo alla celebrazione eucaristica domenicale nella propria parrocchia di appartenenza territoriale, o comunque di elezione, purché la trovi non asettica ed anonima, ma viva e coinvolgente nella quale con tutti i fratelli nella fede si alimenta alla mensa della Parola e del Pane, come in una famiglia vera anche se dalle vaste dimensioni di una parrocchia.

 

Il vescovo conclude dicendo quello che dovrebbe essere auspicio per tutti: “In parrocchia la liturgia della domenica dovrebbe essere considerata come il momento più alto a cui tutti sono chiamati. Davvero l’eucaristia della domenica non è solo il culmine della settimana, ma anche la fonte dei giorni seguenti”. Per promuovere questo il sottoscritto si era permesso di proporre, nell’assemblea ecclesiale dello scorso anno, di celebrare le Messe domenicali solo nelle parrocchie, dove la gente anche  a costo di qualche sacrificio, partecipa al momento più alto della propria comunità, anziché “andare a prendere la Messa” altrove, e vivere da cristiano sradicato, senza inserimento alcuna comunità. Nelle altre chiesette della città uno può andare nei giorni feriali per coltivare le sue devozioni, o per comodità, ma la domenica l’appuntamento deve essere nella sua comunità di fede.

 

Ma questo è un irriso mio modesto parere che conta niente.

                                                                                                          Ennio