Vivere o morire?

(di Piero Cattaneo) Un altro contributo, dalla parrocchia di San Benedetto, sull'Anno della Fede e la lettera pastorale del vescovo Oscar.

 

Anche nel CPP di S. Benedetto, si è iniziato il confronto sul documento "Pietre vive" indirizzato dal vescovo Oscar Cantoni alla diocesi.

  I tre aspetti più richamati sono stati:

-        anno della fede e conversione personale

-        anno della fede e rinnovato entusiasmo del credente

-        anno della fede e nuove liturgie.

  I tanti interventi sono risultati più complementari che antitetici, comunque consapevoli che la comunità ecclesiale è una realtà complessa, nella quale facilmente si rischia di perdere di vista il tutto per inseguire alcuni particolari.

  Eppure tale prudenza corre essa pure il rischio di restare a distanza dai problemi, di lasciarci impigrire nei nostri schemi. Alla fine ci vuole un sogno graffiante, non contro ma a vantaggio del comune plasmare il volto della chiesa, come lo scultore che nell'ultimo colpo di scalpello rende unica la sua opera.

 

  Ci vuole un sogno, che possa commuovere chi mai si lascerebbe convincere, che stupisca  l'indifferente, che susciti speranza in chi non s'aspetta più nulla.

  Forse più che dire cosa non va o cosa va cambiato, conviene dire i nostri sogni personali, sperando che essi non siano le ultime debolezze di una comunità attempata, ma visoni di percorsi che iniziano, di quei cieli nuovi che ciascuno nella sua vita almeno una volta ha intravvisto o finalmente scorge o certamente è prossimo a scoprire.

  Non so in quale millennio, ma dovrà pure ritornare la libertà in cui la memoria del "Libro" non impedisce la creatività dell'interpretazione, in cui la pratica del rito ritorna vera azione (liturgica) in cui il popolo di Dio possa secondo la sua cultura, genialità, esperienza di vita incrociare il Dio con noi.

  Trent'anni fa, nella chiesa della SS.Trinità di Crema, entravano le chitarre elettriche e con esse entravano i giovani. Quelle messe non valevano né di più né di meno delle altre. Quel parroco che lasciava fare non benediva quelle chitarre, non s'illudeva, nemmeno cercava facili consensi. Credo intuisse che una comunità debba ricercare un suo modo di comunicare, perché altrimenti il sangue non circola e le pietre del tempio patiscono la corrosione del tempo.

  Chi cent'anni fa avrebbe pensato possibile sostituire il latino – la lingua perfetta della chiesa – con il "volgare"? Con il Vaticano II ciò è avvenuto.

  Centocinquant'anni fa lo Stato della Chiesa sembrava una necessità pena la soggezione della chiesa allo stato, al mondo. Ciò non è accaduto.

  La nostra frontiera è dunque il linguaggio, le nostre parole (atteggiamenti, gesti, segni ...) per dire Dio, perché è  impensabile non farlo, non per una presunta superiorità rispetto ai lasciti del passato, ma perché forse è una domanda vitale che viene dall'alto: "Voi chi dite che io sia?". Oggi.

  Si direbbe una scelta secca tra vivere e morire come credenti.

 

                                                                                           Piero Cattaneo