I luoghi di culto sono un diritto

L'intervento del vescovo Oscar Cantoni, in seguito alle recenti polemiche cremasche, nella giornata del dialogo cristiano islamico.

In occasione dell’XI giornata per il dialogo cristiano islamico di oggi, sabato 27 ottobre 2012, e, in seguito al vivace confronto pubblico apertosi a motivo della richiesta all’Amministrazione Comunale di autorizzare un luogo di culto per i fedeli musulmani, ci rivolgiamo ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà della nostra terra, in particolare a coloro che servono il bene comune mediante un’attività pubblica.

 

Desideriamo solo ricordare i capisaldi del messaggio evangelico e richiamare l’insegnamento della Chiesa universale, con i quali cerchiamo di leggere questa situazione, in modo da suggerire scelte coerenti e offrire un contributo a una convivenza pacifica e rispettosa.

 

Anche la nostra diocesi ha celebrato, inaugurando l’Anno della Fede, i cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, che è stato «la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX» (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 57). Uno dei frutti del Concilio è la dichiarazione Dignitatis humanae, che afferma il diritto della persona umana alla libertà religiosa, fondata sulla sua dignità, «quale l'hanno fatta conoscere la Parola di Dio rivelata e la stessa ragione» (n. 2). Per questo motivo, continua il Concilio, è da riconoscere e sancire come diritto civile nell’ordinamento giuridico e nella società. «Si fa quindi ingiuria alla persona umana e allo stesso ordine stabilito da Dio per gli esseri umani, se si nega ad essi il libero esercizio della religione nella società, una volta rispettato l’ordine pubblico informato a giustizia» (n. 3). L’autorità pubblica dovrebbe perciò favorire e rispettare la vita religiosa delle singole persone e delle comunità.

 

Inoltre, proprio riguardo ai fedeli dell’islam, il Concilio ha messo in chiaro che la Chiesa li guarda con stima, esortando a riconoscere i punti di contatto con loro, a cominciare dalla fede nell’unico Dio, e a una mutua comprensione, dimenticando le inimicizie della storia, per promuovere insieme giustizia sociale, valori morali, pace e libertà (Nostra aetate, n. 3).

 

I Papi hanno costantemente ribadito questi insegnamenti conciliari. Abbiamo appena celebrato la memoria liturgica del beato Giovanni Paolo II, il quale lungo il suo pontificato ha sempre indicato la libertà religiosa come fondamento di tutte le altre libertà. Nel suo Messaggio ai Capi di Stato firmatari dell’Atto di Helsinki (1 settembre 1980) ha indicato espressamente la libertà di compiere, in privato e in pubblico, attività di preghiera o di culto e di avere luoghi corrispondenti a tale bisogno. Rivolgendosi ai musulmani, è giunto a dire: «desidero che siate convinti che i cristiani, vostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di voi e hanno bisogno del vostro amore» (20 febbraio 1981).

 

Benedetto XVI ha dedicato alla libertà religiosa il Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale della Pace (2011), in cui esorta gli uomini e le donne di buona volontà a «rinnovare l’impegno per la costruzione di un mondo dove tutti siano liberi di professare la propria religione o la propria fede». Nel suo recente viaggio in Libano, ha firmato l’esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, in cui ricorda che il dialogo con le altre religioni non è dettato da considerazioni di strategia od opportunità, ma poggia su basi teologiche che interpellano la fede, derivanti dalle Sacre Scritture e definite dai documenti conciliari (n. 19). In quei giorni, ha avuto parole di amicizia verso i musulmani incoraggiando l’incontro. «Chi vuole costruire la pace deve smettere di vedere nell’altro un male da eliminare. Non è facile vedere nell’altro una persona da rispettare e amare, eppure bisogna farlo, se si desidera costruire la pace, se si vuole la fraternità (cfr 1 Gv 2,10-11; 1 Pt 3,8-12). Che possiamo, con l’aiuto di Dio, convertirci per lavorare con ardore alla costruzione della pace necessaria ad una vita armoniosa tra fratelli, qualunque sia l’origine e la convinzione religiosa» (Angelus, 16 settembre 2012).

 

Pertanto, la diocesi di Crema vede con favore che sia consentito ai musulmani che da anni vivono tra noi pacificamente l’esercizio della loro attività di culto. È importante che gli uomini e le donne di buona volontà si adoperino per realizzare le condizioni concrete.

 

Le esigenze e gli eventuali timori dei cittadini non vanno ignorati, ma ascoltati, in modo da compiere i passi necessari perché tutto avvenga nel rispetto reciproco. Spetta in modo particolare alle Amministrazioni Comunali prevedere gli spazi più idonei e determinare le condizioni opportune perché questo si realizzi.

Ci auguriamo, come Chiesa di Crema,  che anche i cristiani che vivono nelle regioni a maggioranza musulmana siano realmente rispettati, soprattutto là dove soffrono vere e proprie persecuzioni, le quali sono un’offesa a Dio e alla persona umana. I cristiani perseguitati ci sono di esempio per come non cedono alla logica dell’odio e della violenza, ma continuano a cercare le vie del dialogo e della pace, senza imputare in modo univoco a tutti i musulmani i soprusi subiti. La loro non è debolezza, ma la forza che viene dalla fede nell’unico Dio, clemente e misericordioso. Da essi riceviamo l’esempio per testimoniare e annunciare la nostra fede; senza nasconderla e senza nemmeno imporla.

 

Di fronte a situazioni nuove, sulle quali anche la posizione del magistero si è precisata di recente, c’è bisogno di convertire ed educare la nostra mentalità per passare dal rifiuto istintivo all’accoglienza che ci viene insegnata dal Vangelo. 

Questo richiederà un particolare impegno pastorale. Questa lettera non vuole chiudere la riflessione, ma incoraggia a riprenderla e approfondirla in tutte le sedi pertinenti. Invitiamo pertanto tutti i fedeli della Diocesi a riprendere la riflessione che il 2 dicembre 2005 abbiamo avviato nel Consiglio Pastorale Diocesano sul tema della presenza dei musulmani tra noi e del nostro rapporto con loro, con una relazione di don Giampiero Alberti, collaboratore per i rapporti con l’Islam della diocesi di Milano. Da questo incontro abbiamo tratto indicazioni perché si approfondisca la riflessione nei vari ambiti della Chiesa locale allo scopo di favorire una conoscenza reciproca delle due fedi nelle loro originalità ed espressioni religiose. Le comunità cristiane imparino a diventare accoglienti e a educare a una mentalità di rispetto e di dialogo.

In questa giornata di dialogo, ai fratelli e sorelle musulmani la diocesi di Crema porge la Parola di Gesù, principe della pace, سَلامي أُعطيكُم  [Vi do la mia pace] (Gv 14,27) e auspica che questa sia l’occasione per favorire una maggiore conoscenza e promuovere nel corso dell’anno, a diversi livelli momenti di incontro, di scambio e di confronto.

 

Su tutti coloro che abitano queste terre cremasche invoco l’abbondanza dalla Benedizioni divine: لِيُبَارِك الربُّ جميعَكُم  [Dio vi benedica tutti!].

 

+ vescovo Oscar Cantoni

con

mons. Pier Luigi Ferrari, delegato per la Pastorale

don Federico Bragonzi, direttore dell’Ufficio Migrantes e Missioni

don Francesco Gipponi, direttore della Caritas Diocesana

prof. Mario Cadisco, presidente della Commissione per la Pastorale Sociale