Sinodo: (ri)partire dall'uomo

Il tema della XIII assemblea sinodale, «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana», segna una tappa importante nel cammino della Chiesa postconciliare. La questione dell’evangelizzazione è già stata fatta oggetto di attenzione da parte di altre assemblee sinodali, ma la peculiarità di questa riproposizione è legata all’aggettivo «nuova», la cui interpretazione merita una particolare considerazione.


Se infatti con il termine «evangelizzazione» ci si riferisce - come rileva l’Instrumentum laboris - «all’offerta del Vangelo che trasfigura l’uomo, il suo mondo, la sua storia», con l’aggettivo «nuova» si intende soprattutto sottolineare la necessità di una «risposta adeguata ai segni dei tempi, ai bisogni degli uomini e dei popoli di oggi, ai nuovi scenari che mostrano la cultura attraverso la quale esprimiamo la nostra identità e cerchiamo il senso della nostra esistenza» (Instrumentum. n. 164).
Questa definizione rende immediatamente evidente la necessità di un’attenta analisi dei mutamenti intervenuti nel contesto sociale e culturale odierno. Ad essa è giustamente dedicata una parte consistente dell’Instrumentum laboris - l’intero secondo capitolo -, con la preoccupazione di mettere in luce l’incidenza determinante di tali mutamenti sul terreno dei valori, soprattutto a causa dell’indebolimento delle tradizioni del passato e della caduta di alcuni fondamenti del vivere comune.

LE RAGIONI DELLA CRISI
La ricerca delle ragioni di questa situazione si estende su diversi fronti - a questo si riferiscono i vari scenari delineati - e coinvolge una serie variegata di fenomeni, che vanno dall’avanzare della secolarizzazione che provoca il diffondersi dell’indifferenza religiosa, all’affermarsi di una mentalità consumista ed edonista che ripiega l’uomo sulla soddisfazione esclusiva dei bisogni materiali, fino al farsi strada di una cultura dell’apparenza e dell’effimero, favorita soprattutto dalla rivoluzione mediatica e digitale, che, vanificando la domanda di senso, finisce per compromettere alla radice la ricerca religiosa. 
Non manca la rilevazione (sia pure concisa) di elementi positivi, quali l’emergere di nuovi legami sociali e di una cultura universalistica, nonché la presenza di nuove forze di rinnovamento (gruppi, movimenti, associazioni, ecc.).
 
Il quadro tracciato non risparmia la Chiesa. La denuncia della debolezza della vita di fede di molte comunità cristiane e del disimpegno per la trasmissione della fede si intreccia con il riconoscimento di un’eccessiva burocratizzazione degli apparati, che impedisce il dialogo con l’uomo comune, e con l’ammissione della controtestimonianza di alcuni suoi membri (lo scandalo della pedofilia è qui chiaramente adombrato), che provoca l’allontanamento di molti fedeli.
Ma, al di là di questi giustificati rilievi, l’allarme ripetuto per la diminuzione della pratica religiosa e per la privatizzazione dell’appartenenza ecclesiale anche da parte di coloro che si riconoscono ancora membri della Chiesa avrebbe (forse) dovuto far sorgere qualche interrogativo sulla gestione ordinaria dell’attività pastorale e sulla mancata soluzione di questioni scottanti (e sempre più attuali) riguardanti l’etica sessuale e familiare - dalla pastorale dei divorziati e degli omosessuali alla questione dell’uso degli anticoncezionali (per citare le più rilevanti) - che sono alla base di quello «scisma sommerso» (così lo definì, già nel 1999, il filosofo Pietro Prini) che è confermato dalle varie inchieste religiose degli ultimi decenni.

UNA PROPOSTA GLOBALE
Quale proposta evangelizzatrice, dunque? Due sono le affermazioni fondamentali dell’Instrumentum laboris che ne definiscono, in termini precisi, il senso e le prospettive. La prima è la sottolineatura che l’annuncio cristiano «non è questione organizzativa o strategica, ma è anzitutto una questione spirituale», la quale chiama in causa la Chiesa tutta «nel suo essere e nel suo vivere» (n. 39). La considerazione che la buona notizia della salvezza non è legata all’acquisizione di una dottrina, ma all’incontro con una persona, la persona di Gesù, esige la creazione di un contesto esperienziale, che consenta un coinvolgimento immediato e vitale.
La seconda affermazione è l’ammissione che l’evangelizzazione riguarda anzitutto la Chiesa al suo interno, che essa deve cioè preoccuparsi anzitutto di evangelizzare se stessa, convertendosi permanentemente al Vangelo per trasmetterlo in modo credibile al mondo in cui è immersa. Il rinnovamento dell’immagine della Chiesa nel modo di vivere la propria esperienza di fede e il proprio mandato missionario, è condizione necessaria perché essa possa diventare nello stesso tempo testimone e annunciatrice dei misteri divini (cfr nn. 25-27).
Il documento preparatorio segnala con cura una serie di cambiamenti richiesti da tale conversione: dalla revisione del modo di essere tra la gente, assumendo il volto di «Chiesa domestica, popolare» che sta accanto alla vita quotidiana delle persone, alla creazione di comunità adulte, trasformate dall’accostamento alla Parola di Dio e animate dalla carità, che si rende trasparente, oltre che nel superamento delle divisioni interne, nella sobrietà dello stile di vita e nella solidarietà verso i poveri. 
Ma soprattutto non esita a indicare come criterio metodologico - è questo uno degli aspetti più innovativi - l’esigenza di partire dall’umano, ricordando che «non si può evangelizzare senza educare l’uomo ad essere veramente se stesso» (n. 147) e rilevando come i primi interlocutori dell’annuncio devono essere coloro che, pur vivendo l’esperienza della secolarizzazione, non cessano di interrogarsi su ciò che è umanamente serio e vero.
Da questa considerazione discende l’importanza assegnata al rapporto tra fede e ragione e soprattutto tra pensiero e testimonianza. La possibilità di riportare la domanda di Dio dentro il mondo attuale, restituendo motivi adeguati alla fede e rendendone trasparente la capacità di rispondere ai problemi esistenziali odierni, è infatti connessa tanto alla ricerca di nuove ragioni quanto alla testimonianza di un modo nuovo di vivere, «uno stile integrale, che abbraccia il pensiero e l’azione, i comportamenti personali e la testimonianza pubblica, la vita interna delle comunità e il loro slancio missionario» (n. 120).
Questa visione globale dell’azione evangelizzatrice, che coinvolge l’uomo nella totalità del suo essere - significativo è nel documento l’accenno alla dimensione dell’arte e della bellezza (cfr n. 157) -, non implica tuttavia solo l’adozione di una rinnovata pedagogia di trasmissione della fede, che ha come momenti essenziali l’iniziazione cristiana e l’educazione; esige, più radicalmente, uno sforzo di inculturazione del messaggio - su questo aspetto poco è detto nell’Instrumentum - che sappia coniugare la fedeltà al Vangelo con la capacità di raggiungere gli uomini di oggi suscitando un autentico cambiamento di vita.
La ricchezza delle problematiche sollevate fornisce un importante contributo per l’avvio dei lavori sinodali. Il rischio è tuttavia che proprio tale ricchezza renda difficile la definizione degli obiettivi prioritari e alimenti la tentazione della caduta nella genericità. Sta ai Padri sinodali operare una scelta oculata di tali obiettivi per offrire un prezioso servizio all’azione evangelizzatrice della Chiesa.   
 
Giannino Piana

Teologo, docente di Etica ed economia all’Università di Torino