Il mercato non è la soluzione a ogni problema!

La logica del dono. Meditazione sulla società che credeva di essere un mercato.

 

Colpisce soprattutto il fatto che dinanzi agli effetti concreti di crisi e di disperazione prodotti da tale sistema si ritenga ragionevole e doveroso reagire, per "uscire dalla crisi", reiterando ed esasperando la stessa logica di competizione e di riduzione della cura dei diritti umani che ha causato la crisi. E' come se si pensasse di poter curare una persona investita da un'auto mettendola nella precisa posizione che la espone ad essere sicuramente investita da un camion. Per effetto di tale delirio non si riesce neppure a concepire e a formulare lo scopo, che segnerebbe finalmente il ritorno alla ragione, di uscire insieme dalla crisi. Lì dove la coazione a competere diviene ubiqua e inesorabile, l'avverbio insieme risulta semplicemente impensabile.

 

La follia di questa logica è evidente, ma pochi se ne accorgono. Il prestigio di aver prodotto benessere materiale fino all'opulenza - senza che ci si chieda a quale prezzo e per chi in particolare -, la propaganda di decenni, la coltivazione sistematica della percezione televisiva della realtà e la sintonia con l'angoscia di morte, che alberga nei cuori umani quando non sono illuminati da un amore vero, fanno sì che il sistema sia in larga parte immunizzato dalla critica. Così l'errore si aggrava giorno dopo giorno.

 

Infatti, anziché sviluppare le istituzioni internazionali, macroregionali o continentali e nazionali per costruire un vero ordine mondiale democratico e per governare l'economia ponendola al servizio della società, s'insiste nel voler sviluppare il mercato capitalista globalizzato guardando con la stessa stolta fascinazione con cui, secondo il Libro dell'Esodo (32,1-6), gli idolatri guardarono il vitello d'oro e "si prostrarono a un'immagine di metallo fuso" (Sal 106,19). Come se il mercato, con i suoi automatismi, fosse la soluzione di ogni problema e potesse esonerarci dall'esercizio della responsabilità di avere cura della vita comune dell'umanità e del mondo naturale. I benpensanti che, mentre accolgono e difendono questo sistema oggettivamente ateo e antiumano, si lamentano della crisi della religione, dei valori, della famiglia e del rispetto della vita, danno prova di una grande mancanza di lucidità.

 

A fronte di tutto questo, a me sembra che la conversione dall'obbedienza alla legge di gravità sociale tipica di questo sistema globalizzato, che appesantisce e spesso schiaccia le esistenze, al rispetto della legge di gratuità inscritta nella vita sia il passaggio decisivo del nostro esodo, della liberazione dall'iniquità e dalla menzogna. L'esistenza di ognuno è realmente un dono che, per quanto misteriosa ne sia la provenienza, in effetti chiede a chiunque di imparare a vivere secondo gratuità e generosità, secondo condivisione e cooperazione. Cioè a vivere in un modo che invece il sistema vigente, in quanto civiltà globale fondata sul denaro, tende a rendere impossibile.

 

Roberto Mancini

 

Presentazione del testo La logica del dono, Ed. Messaggero, Padova