Nanni Moretti e lo spazio della fede

Ho visto con alcuni amici il film Habemus Papam. Eravamo tutti, posto che queste etichette significhino davvero qualcosa, "cattolici praticanti" e nessuno di noi si è sentito turbato o offeso.

Non è la miglior pellicola di Moretti, ma sicuramente fa interrogare e riflettere.

Le reazioni da parte cattolica sono state per lo più secondo due orientamenti.

Ci sono quelle, numericamente minoritarie, di chi si è indignato perché ha trovato il film offensivo verso la sacralità del papa e dei cardinali. Perché? Perché li rappresenta "umani, fin troppo umani" come persone che sbagliano, giocano e sono in fondo un po' bambini? Forse, chi si scandalizza non tiene conto che in quelle rappresentazioni ironiche ci sono molti caratteri ricorrenti della poetica di Moretti. Se li rappresenta così, è perché è così che vede le persone.

C'è un rischio nel desiderio di volere dei pastori sacralizzati. Il rischio di legare lo Spirito a un ruolo, di venir meno all'esigenza di cercarlo ovunque si manifesti, di non saper riconoscere quel che vi è di sacro in ogni realtà (a cominciare da quelle più ordinariamente "umane").

Altri dicono: è un film che ha uno sguardo bonario e indulgente sulla Chiesa, che rappresenta il peso della responsabilità, ma che non sa cogliere e rappresentare la realtà della fede. C'è una visione solo orizzontale. Infatti, i cardinali fanno di tutto, ma nessuno prega (se non per chiedere a Dio di non essere eletto).

E' una lettura legittima, ma alla quale secondo me manca un aspetto essenziale. Penso al finale, al papa che dichiara la sua rinuncia e al balcone che rimane vuoto, lasciando la folla smarrita e ammutolita. Uno smarrimento che, quando ho visto il film, si era trasmesso alla sala, amplificato dalla musica di Arvo Part che accompagnava i titoli di coda. Una persona del nostro gruppetto ha commentato: "Anch'io mi sono sentita per un attimo senza papa".

Una chiave di lettura del film, allora, potrebbe essere questa: in questo mondo, in questa vita, ci sentiamo persi, inadeguati, insicuri. Sentiamo il bisogno di una guida. Ma la guida è un essere umano come noi, altrettanto insicuro e inadeguato. E' illusorio riporre le proprie speranze in un leader politico, economico o religioso.

Nell'oscurità dietro a quel balcone vuoto precipitano le nostre piccole speranze umane.

Vana è la salvezza dell'uomo (Salmo 107,13).

Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare (Salmo 146,3).

Qui si apre lo spazio della fede, lo spazio della ricerca di Dio.

O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto (Salmo 70,2).

 

Christian Albini (blog: Sperare per tutti)