Per una Chiesa capace di immaginazione creativa

Intervento all'Assemblea Ecclesiale 2011, 18 marzo, II sessione.

"Individuare le strade su cui incamminarci come Chiesa diocesana" (pag. 6) significa parlare di 'pastorale'. La richiesta che ci viene rivolta è quella di "rinnovare gli itinerari formativi, di renderli più adatti al tempo presente e significativi per la vita della persone, con una nuova attenzione per la fascia giovanile e per gli adulti. Questo implica di ripensare i nostri modelli pastorali" (n. 27-28 SL). Il caro e compianto don Agostino Cantoni poco prima di morire ha dato alle stampe un "quaderno di pastorale" frutto della sua lunga esperienza di pastore saggio e illuminato a San Giacomo. Nella prefazione scrive: La Pastorale è un'arte, non una dottrina. Se dico "Cristo è il cuore del mondo" affermo una dottrina. Se dico "fare di Cristo il cuore del mondo" enuncio un progetto pastorale. La dottrina ha la pretesa di enunciare verità che superano il variare delle stagioni culturali. L'arte, invece, è immaginazione creativa dentro il variare delle stagioni dello spirito: legge le attese, i segni dei tempi e inventa le risposte opportune per il cammino della comunità cristiana.

Per rispondere alla situazione attuale si propone la "pastorale integrata". Ho già espresso ieri sera le riserve su questo tipo di risposta. Tuttavia se per pastorale integrata si intende mettere in rete e raccordare l'attività delle singole parrocchie per ovviare alla carenza di preti, per superare l'autoreferenzialità ed aprirsi ad un territorio più vasto, penso sia meglio parlare di collaborazioni pastorali tra parrocchie vicine. E' illusorio pensare che chi non partecipa alla vita della propria parrocchia possa rispondere invece ad una proposta che lo obbliga ad andare altrove. Mentre la collaborazione pastorale, mantenendo l'originalità della parrocchia e del suo progetto comunitario, invita a rapportarsi in spirito di comunione con le parrocchie vicine per attività formative su temi particolari.

In questo senso la centralità della COMUNITA' come soggetto pastorale diventa il tema di fondo della formazione, per superare l'idea molto radicata della centralità del prete nella pastorale. Giustamente al n. 45 dello SL si dice: "Il problema della educazione alla fede dei giovani è anche e soprattutto la questione della fede degli adulti, della complessiva qualità cristiana di una comunità, chiamata ad essere figura di valore e a fungere da mèta plausibile del processo di crescita della fede. I giovani hanno bisogno in modo continuativo di avere accanto testimoni e interlocutori validi per poter vivere un'autentica esperienza di fede".

Per questo indico le priorità in riferimento alle scelte metodologiche da seguire:

1) scelta preferenziale degli ultimi (il vangelo e i bisogni delle persone);

2) dimensione comunitaria e familiare di ogni intervento pastorale (una struttura parrocchiale fatta in piccole realtà di famiglie vicine che si incontrano per relazioni di amicizia gratuita, di preghiera comune, di lettura sapienziale di senso, sia di fede sia di coscienza, ecc.);

3) gruppi aperti per evitare ogni selezione di tipo sacrale o psicologica (non ci sono i migliori e non si giudica nessuno, ognuno è accolto per quello che è).