Nuove forme di comunità fra parrocchie

Per uno stile pastorale che valorizza le relazioni, senza le quali le comunità tra parrocchie sarebbero solo un fatto burocratico. Con questo brano, completiamo la presentazione dei libri consigliati dal vescovo Oscar nelle tre sessioni dell'Assemblea Ecclesiale. E' il turno di "Orientati dal futuro" di Giovanni Villata (Editrice Esperienze).

 

L'ecclesiologia conciliare valorizza le relazioni.

Anzitutto la relazione tra vescovo, presbiterio e diaconi permanenti. Si sente affermare che i ministri attendono dai vescovi sostengo, indicazioni pastorali; i vescovi si attendono dai ministri una collaborazione filiale, creativa, fedele. Ma a volte ci si parla poco o, se si fa, la relazione è formale, fredda, poco amichevole, soprattutto non così paterna e filiale come insegna il Concilio.

Una relazione positiva, schietta, cooperante e cercata da entrambe le parti, pare essere tra gli obiettivi più importanti e primari da incoraggiare per costruire comunione.

Migliorare la relazionalità significa anche ottimizzare la capacità di "mediare", vale a dire di costruire opportunità d'incontro, di mettere le persone in relazione con Cristo, tra di loro e con le iniziative che esprimono diverse posizioni e presenze pastorali.

Qui il mutamento è strutturale perché appella al passaggio da una pastorale individualista, autoreferenziale, pragmatica, decisa e programmata dall'alto, a una frutto di scelte ben precise, stabili e coerenti, ma concordate, condivise.

Tale passaggio si attua attraverso l'acquisizione di una modalità di pensare e di agire contraddistinta da sinodalità, discernimento comunitario, creatività condivisa e relazionalità.

Sinodalità, ossia valorizzazione delle diverse prospettive e presenze; sforzo da compiere il più possibile, anche se così facendo si è meno efficienti e, a volte, occorre rallentare il passo, fare di meno, ma quanto si realizza è realizzato in comunione. Questa scelta, nel medio e lungo periodo, paga in termini di testimonianza e di gratuità.

Discernimento comunitario cioè fermarsi, decidere insieme le scelte e il da farsi per attuarle; qui il Consiglio pastorale parrocchiale e le diverse forme di animazione delle comunità parrocchiali sul territorio ritrovano la propria specificità.

Creatività, non selvaggia, ma condivisa che consiste nell'inventare insieme approcci operativi teologicamente fondati, praticabili e verificabili in quella situazione, con quelle persone e risorse; approcci non riconducibili alla stanca ripetizione di schemi desueti.