La notte oscura di un uomo giusto

 

IV Avvento A (Isaia 7,10-14; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24)

Dedicato a Giuseppe, protagonista in ombra del Natale, sulle cui spalle cade la responsabilità di tracciare la strada al mistero di Dio che invade la storia.

 

Dedicato alla gente comune, a coloro che non fanno notizia.

Dedicato agli esemplari della modestia, a quanti non capiscono ma credono, facendo credito a Dio.

E tutto ciò in stridente contrasto con i protagonisti di oggi, con la voglia di apparire, di contare di eccellere, di ostentare potere e immagine. Piccoli vermi che si credono giganti.

Come si supera una crisi di coscienza, una crisi di fede? Tengo presenti difficoltà oggi diffuse.

I dubbi e la paura di credere: paura di essere compatiti, paura di essere o sembrare deboli, antiquati, superstiziosi.

Le aridità dell'esperienza di fede: quando Dio non lo si sente per niente, quando non c'è gusto nel pregare, quando non c'è riscontro di gratitudine per il bene che faccimao agli altri.

Una difficoltà ancor più radicale: quando ci sembra che Dio pretende l'impossibile, quandeo la fedeltà a Dio ci sembra cozzare contro l'evidenza della ragione.

La notte dello spirito di Giuseppe (questo suo non capire imbevuto di delusione, di sofferenza, di fallimento) viene dissipata da un intervento chiarificatore dall'alto, che biblicamente viene espresso con la forma letteraria del sogno rivelatore, dove Dio si manifesta alla coscienza dell'uomo giusto: "Non temere, Gisueppe, di condurre a casa tua Maria. Quel che è generato da lei viene dallo Spirito Santo".

E' il mistero che si propone al sì della fede dell'uomo giusto e credente; dove l'occhio del corpo vede assurdità, l'occhio della fede vede la dolce presenza del mistero di Dio, che ama l'uomo ben al di là delle misure umane. Dio non è riducibile ad esse. Quindi non è contro la ragione fidarsi di Dio, che ha le sue vie provvidenziali per manifestare i suoi progetti.

La fede opera nella nostra libertà un salto di qualità.

Dio ci scandalizza o ci affascina. Solo i tiepidi e gli insensibili non lo prendono sul serio. Gli atei e i santi sì.

Oggi ci sono tante notti dei sensi e dell'anima: gente prostrata, gente che tocca il fondo della desolazione. Anche i santi conobbero notti oscure, cariche di assurdità, di bestemmie, di ribellioni (compresa quall'anima candida che fu Teresa di Lisieux), la sofferenza lancinante di sentirsi perduti, abbandonati dal Signore. Il quale, però, non abbandona i suoi figli e non permette che siano tentati al di là delle loro forze.

Anche nell'oscurità della notte c'è la sua mano paterna che ci conduce. Dio ci sorprende al di là di ogni nostra attesa.

Questa parola sostenga la nostra fatica di esistere e la conforti, dia speranza agli esemplari della modestia, irrobustisca la fede di tutti noi, facendo credito a quel Signore che nella sua mano può contenere il cuore di ogni uomo.