Cristianesimo e potere

Dal libro Il potere crocifisso (Qiqajon, Bose 1999) del teologo ortodosso francese Olivier Clément, una riflessione provocante in questo periodo di confusione politica.

E' al cuore del pasto eucaristico che Luca pone la discussione tra i discepoli per sapere "chi è il più grande" (Luca 22,24-27). Infatti il pasto eucaristico ha proprio lo scopo di suscitare tra i discepoli una nuova prassi, opposta a questo gioco di ambizioni. "Colui che vorrà diventare grande fra voi, si farà vostro servo" (Matteo 20,26). La vera grandezza non è nel dominare, ma nel servire.

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Collocare il politico nel giusto ambito è riconoscerne la necessità e insieme la relatività. La logica totalitaria identificava il potere con l'assoluto, il potere con un sapere che negasse ogni autonomia del politico. La logica liberale comporta, di fatto, l'identificazione quasi assoluta del potere con il denaro. Da qui nascono gli innumerevoli scandali che scuotono le nostre società e squalificano i responsabili politici. Invece di riproporre il luogo comune della politica come alienazione, del potere come fatalmente oppressivo, il nostro compito è quello di ripensare il politico, rifondare il potere politico nel suo obiettivo autentico: garantire le libertà e ostacolare la violenza distruttiva. Vladimir Solov'ev diceva che il ruolo del potere non è quello di trasformare la società in un paradiso, ma di evitare che essa diventi un inferno.

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In quest'ambito si colloca, come si può facilmente intuire, il ruolo indispensabile del cristiano come "sentinella" - in conseguenza del quale il potere della fede può trasformarsi come "contro-potere" -, ma anche come ispiratore, e il potere della fede può manifestarsi allora come profezia. La chiesa, o il "consiglio delle chiese", a seconda dei tempi e dei luoghi, è chiamata a diventare a suo rischio,  con umiltà e fermezza, la coscienza della società. Coscienza che propone senza imporre, a rischi di un'emarginazione manifesta, quando non addirittura di una persecuzione, più o meno scoperta.