Lettera a un agnostico

Pubblichiamo un articolo uscito sul settimanale francese Réforme n. 3374 del 24 giugno 2010.

Thomas è un giovane scienziato agnostico che ha avuto la buona idea di voler sposare una figlia di pastore. Allora il suocero, dopo alcune discussioni che si immaginano intense, ha scritto una lettera al futuro genero per "spiegargli la fede cristiana". Il piccolo saggio si legge in meno di due ore e la forma epistolare ne rende l'approccio simpatico.

Antoine Nouis comincia con un enigma: com'è che il cristianesimo ha potuto diffondersi così tanto mentre il suo fondatore, Gesù Cristo, è morto giovane, abbandonato da tutti i suoi? Non bisogna prendere sul serio la testimonianza dei suoi discepoli che affermano di averlo rivisto vivo dopo la sua morte? Su questa base, il pastore riformato propone una riflessione in due tempi: ciò che la Bibbia dice dell'uomo, con un'analisi del racconto della Creazione e i suoi due personaggi emblematici Adamo ed Eva; poi ciò che la Bibbia dice di Dio, quell'assoluto che si è "ristretto" affinché l'uomo esista libero. Infine, Antoine Nouis propone la fede come "una scommessa e una lotta". Al genero lancia la sfida di provare: "Che cosa rischi"?".

Non vi troviamo incomprensibili parole di teologia né affermazioni dogmatiche perentorie. Ma molti riferimenti ai filosofi e ai teologi ebrei che pongono questo libro ad un livello alquanto intellettuale. Per Guy Balestier, segretario nazionale incaricato del coordinamento interregionale per l'evangelizzazione della Chiesa riformata francese, questo libro è "molto denso, ricco di cose sulle quali riflettere. Proporre la fede come una scommessa esortando a sperimentarla è una cosa abbastanza moderna, e pertinente per uno scienziato. Ciò pone la problematica in una dinamica triangolare: comprendere, credere e praticare. "Ci sono molti percorsi diversi che portano alla fede.

Tuttavia, Guy Balestier avverte: una persona che affrontasse La formula, abbastanza evangelica, di "belonging before believing" (appartenere prima di credere) è una delle tante. La persona è portata sul percorso del vissuto religioso da una comunità che la porta. 'Vivi le cose e vedrai!'". Questo tipo di percorso avrà bisogno di essere accompagnata, al di là del libro.

È proprio il caso di Estelle, ventinove anni, che si definisce "un'atea che si pone delle domande".Cresciuta senza alcuna educazione religiosa, non battezzata, ha cominciato ad interrogarsi l'anno scorso. Sentiva una "mancanza di spiritualità", e ha fatto un ritiro nel silenzio che le ha permesso di "scendere profondamente in se stessa".

Il libro di Antoine Nouis le ha permesso di approfondire i suoi interrogativi. "Innanzitutto, è strano vivere senza porsi il problema di sapere se non ci sia un'altra dimensione oltre a quella di lavorare per guadagnare dei soldi e spenderli. E poi perché c'è così tanta gente che crede sulla terra? Gli atei sono una minoranza! Per molto tempo ho pensato che i credenti fossero degli stupidi che hanno paura della morte. Con questo libro mi sono resa conto che le persone non credono perché hanno paura. E' una cosa molto più complessa e profonda".

Estelle ha trovato molto interessante il punto in cui si parla della libertà. "Noi siamo liberi di fare degli errori e di voltare le spalle a Dio, per questo ci sono delle persone atee come me. Questo è rivoluzionario!". Allora Estelle ha voluto raccogliere la sfida. Ha preso appuntamento con il prete della parrocchia più vicina. Ma al contempo, "ho paura di sconvolgere le mie abitudini, di non essere più me stessa, di perdere i miei amici. Non desidero trascinare gli altri con me".

Pensa al suo compagno, con cui vive senza essere sposata, e di cui è incinta. Il bambino, "abbiamo deciso di non battezzarlo". Tuttavia, lei desidera fortemente "continuare il [proprio] percorso, andare più in là. "Ho voglia di credere. Sono in cammino." Le auguriamo buona strada.