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Come votano i vescovi?

Nell'avvicinarsi delle elezioni politiche, uno degli elementi del quadro è l'attenzione per le posizioni della gerarchia cattolica. Segno di un laicato che si sente ancora sotto tutela, dopo anni in cui, soprattutto nell'era Ruini, i vertici dell'episcopato hanno gestito in prima persona il rapporto con il mondo politico. E' un deficit ecclesiale, perché toglie ai battezzati l'esercizio pieno di un loro "ministero secolare", e allo stesso tempo un deficit di laicità della nostra politica, troppo attenta a negoziare con l'istituzione e a compiacerla.

 

Sono emerse sostanzialmente tre posizioni, a cavallo tra il 2012 e il 2013; è un quadro più variegato rispetto al passato. Ufficialmente, nessuno si schiera, ma ci sono dei segnali chiari.

 

La prima posizione è quella del sostanziale appoggio a Monti, designato come nuovo uomo su cui puntare e sul quale far convergere l'associazionismo cattolico convenuto negli incontri di Todi. Basti ricordare le parole del presidente della CEI Bagnasco, dopo l'incontro con il sindaco di Genova: "L’Italia ha bisogno di una politica nobile". "Tutti – ha osservato – anche in previsione delle prossime elezioni concordano sulla necessità che la politica debba essere alta ed occuparsi del bene del Paese". Alla domanda dei giornalisti se Monti faccia parte di questa politica nobile, Bagnasco ha infatti risposto che "sulla sua onestà e capacità sembra esserci la ampia condivisione e ha ottenuto riconoscimento in tal senso sia in Italia che in Europa".

 

Non si ricorda un elogio così esplicito di un politico, congiunto all'articolo altrettanto favorevole a Monti dell'Osservatore Romano.

 

Ci sono poi gli uomini di chiesa che hanno appoggiato Berlusconi e che non danno segni di ripensamento. Il neo-vescovo di Ferrara Luigi Negri, ha parlato di un'azione educativa della chiesa e non di indirizzo dell'elettorato, ma le sue parole hanno lasciato aperta solo la strada della destra berlusconiana, pur senza nominarla: "Sono i principi non negoziabili gli unici criteri per giudicare candidature e programmi di governo. Non c’è traccia di temi etici nella sua [di Monti, ndr] Agenda e quindi mi chiedo come si possa parlare di appoggio della Chiesa a Monti in assenza di un suo esplicito impegno sulle questioni di fede fondamentali. In Vaticano e fuori ci sono stati interventi di autorità ecclesiastiche che però non possono essere interpretati come un sostegno aperto della Chiesa al premier. E anche l’enfasi posta sul cambiamento di stile nella vita pubblica mi sembra superficiale. I libri sono pieni di dittatori assolutamente sobri".

 

Una terza posizione è quella che emerge dall'intervista concessa aRepubblica dal vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero: "I cattolici dovranno liberamente rispondere alla loro coscienza di elettori. Come vescovo non sono contento di dare benedizioni o patenti di credibilità a questo o a quel soggetto politico. Ma mi chiedo perché dovrei appoggiare pubblicamente un Monti, un Casini o un Bersani? Certe benedizioni la Chiesa non le deve assolutamente dare. (...) E' un fatto ormai acquisito che i cattolici si trovano in tutte le formazioni politiche. Ormai è storicamente assodato che l'unità politica dei cattolici non c'è più. E qualsiasi tentativo di resuscitarla è destinato a fallire perché la Chiesa non deve essere mai ingabbiata. (...) La Chiesa cattolica non sposa nessun programma politico. Quanto ai cosiddetti valori non negoziabili che le gerarchie spesso ci ricordano, vorrei ricordare che non si tratta solo di dire di no all'aborto o all'eutanasia. Per me i valori non negoziabili riguardano tutta la persona umana, la dignità, la difesa dei diritti umani, il diritto al lavoro, alla casa, all'accoglienza di chi scappa da guerra, malattie, sfruttamento. Vediamoli prima questi programmi elettorali e poi come cattolici giudicheremo. Ma liberamente e in coscienza".

 

La differenza di questa terza posizione sta nel non cercare un uomo o una parte su cui puntare come interlocutore privilegiato della chiesa, perché sarebbe un ingabbiarsi e un politicizzarsi, e che la vicinanza di un programma ai valori deve essere a tutto campo e valutata in libertà dalla coscienza personale.

 

Christian Albini (dal blog Sperare per tutti)