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La fede è anche impegno politico

(di don Ennio Raimondi) Quarto intervento sulla lettera pastorale del vescovo Oscar.

Voglio chiudere i miei modesti interventi sulla lettera “Pietre vive, tempio dello Spirito”, sottolineando l’importanza, per me, delle indicazioni pastorali n.10 e, se mi è permesso, offrire qualche elemento in più di riflessione.  Il Vescovo rifacendosi alla sua Nota pastorale dello scorso anno sull’educazione scrive: “Appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, come componenti essenziali della fede cristiana, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico….Si dovrà sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale….”

 

Sottolineo quell’aggettivo “essenziali” e quel congiuntivo “anche”! Se sono essenziali non si possono assolutamente trascurare nell’educazione e non possono essere trattate solo nelle scuole di formazione all’impegno sociale e politico.  Ed è prezioso quel congiuntivo “anche” perché lascia intendere e rimanda a tutto quello che si deve fare prima delle iniziative di formazione specifica. L’educazione alla socialità e alla cittadinanza, in altre parole, i contenuti della dottrina sociale della Chiesa, devono entrare nella pastorale ordinaria soprattutto attraverso le omelie e la catechesi alle diverse categorie. Io mi domando in che misura è entrata nell’omiletica e nella catechesi ordinaria la dottrina sociale della Chiesa. Quei capitoli del Catechismo della Chiesa Cattolica che trattano problemi riguardanti la vita civile, sociale, politica.  O meglio ancora, dal 2004 in poi, quanto sono stati tenute presenti almeno le parti principali di quel tesoro che è il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa.

 

Questa non è stata pensata da principio come un sistema organico, ma si è formata nel corso del tempo, attraverso le encicliche sociali e numerosi altri  interventi del Magistero sui temi sociali: il Compendio ne è il momento più alto, qualificato, autorevole di sintesi. Essa non è un sistema ideologico o prammatico ma appartiene al campo della teologia e specialmente della teologia morale.

 

E’ perciò parte integrante del ministero di evangelizzazione perché tutto ciò che riguarda la comunità degli uomini (problemi relativi alla giustizia, alla liberazione, allo sviluppo, alle relazioni tra i popoli, alla pace) non è estraneo alla evangelizzazione. Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus afferma: “Per la Chiesa insegnare e diffondere la dottrina sociale appartiene alla sua missione evangelizzatrice e fa parte essenziale del messaggio cristiano, perché tale dottrina ne propone le dirette conseguenze nella vita della società ed inquadra il lavoro quotidiano e le lotte per la giustizia nella testimonianza a Cristo Salvatore.” E nella Novo Millennio Ineunte ribadisce: “L’insegnamento e la diffusione della dottrina sociale fanno parte della missione evangelizzatrice della Chiesa”. Parole da soppesare bene e sulle quali verificare la nostra pastorale!

 

Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa sta scritto che questa è un punto di riferimento indispensabile per una formazione cristiana completa, ma si lamenta però che questo patrimonio dottrinale non è adeguatamente insegnato e conosciuto e che anche per questa ragione non si traduce opportunamente nei comportamenti concreti.  Nello stesso contesto troviamo scritto che il valore formativo della dottrina sociale va meglio riconosciuto nell’attività catechistica che è l’insegnamento organico e sistematico della dottrina cristiana, al fine di iniziare i credenti alla pienezza della vita evangelica. In tale prospettiva, nel suo servizio di educazione alla fede la catechesi non deve omettere, ma “Chiarire invece come conviene…alcune realtà, quali l’azione dell’uomo per la sua liberazione integrale, la ricerca di una società più solidale e fraterna, le lotte per la giustizia e per la costruzione della pace” come afferma sempre Giovanni Paolo II nella Catechesi Tradende. Altro campo di revisione di vita!

 

Per chiudere, trascrivo due esigenze segnalate dal Compendio.  La dottrina sociale della Chiesa deve essere posta alla base di una intensa e costante opera di formazione, soprattutto di quella rivolta ai cristiani laici. Tale formazione deve tener conto del loro impegno nella vita civile per il quale viene citata la Populorum Progressio di Paolo VI: “Spetta a loro, attraverso la loro libera iniziativa e senza attendere passivamente consegne o direttive, di penetrare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture delle loro comunità di vita”.  Non meno rilevante deve essere l’impegno a utilizzare la dottrina sociale nella formazione dei presbiteri e dei candidati al sacerdozio i quali, nell’orizzonte della preparazione ministeriale, devono maturare una qualificata conoscenza dell’insegnamento e dell’azione pastorale della Chiesa in ambito sociale e un vivo interesse nei confronti delle questioni sociali del proprio tempo.

 

Devo precisare che quanto trovate scritto in questo mio intervento, da quando incomincio a far riferimento al Compendio della dottrina sociale della Chiesa, corrisponde ad alcuni passaggi di questo testo autorevole riportati alla lettera pur senza virgolettarli (vedi n. 7; 67; 528-531). Anziché esprimere mie opinioni ho finito col trascrivere testi nei quali mi riconosco pienamente, che hanno grande autorevolezza, supportano e avvalorano la proposta del vescovo Oscar. Andrebbero ben meditati e fatti diventar luce ai nostri passi in questo anno della fede.

                                                                                                                              d. Ennio