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Nigeria, dietro la violenza non c'è la religione

(di Enrico Casale, dal mensile "Popoli"Si è parlato spesso della Nigeria in riferimento alle violenze dei fondamentalisti islamici contro i cristiani, anche a proposito dei dibattiti locali. Ma come stanno veramente le cose?


«È da anni che lo ripeto: la religione non c’entra nulla. In Nigeria non è in atto una guerra santa tra musulmani e cristiani, ma un conflitto di potere». Padre Giulio Albanese, comboniano, conoscitore delle dinamiche politiche e religiose del continente africano, è netto nel suo giudizio di fronte all’ennesimo attentato a una Chiesa cristiana a Kaduna nel Nord del Paese e punta il dito contro la classe dirigente nigeriana e la sua «fame» di potere e soldi.

«Qualche giorno fa - continua il religioso - leggevo un rapporto sulle rendite petrolifere sottratte dai politici allo Stato. Negli ultimi anni hanno distratto fondi per 26 miliardi di dollari. Solo negli ultimi 11 mesi se ne sono accaparrati 6 miliardi. Una somma pari a quella di una Legge finanziaria in Italia! È chiaro che di fronte a questa torta i politici nigeriani si stanno azzuffando. In tutto questo cosa c’entra la fede? A mio parere nulla».

La Repubblica federale della Nigeria è potenzialmente uno degli Stati più ricchi del mondo. Le rendite petrolifere, il Paese è insieme all’Angola il maggior produttore di oro nero del continente africano, potrebbero garantire benessere a tutta la popolazione. In realtà, la distribuzione delle risorse è del tutto iniqua: l’1% della popolazione controlla infatti il 75% della ricchezza nazionale. «In un contesto come questo - continua padre Albanese -, è facile armare gruppi di disperati e aizzarli affinché creino disordini. Si parla molto di Boko Haram, ma quest’organizzazione che è legata al network del fondamentalismo islamico non è l’unica. Ci sono decine di gruppi fondamentalisti che operano nel territorio nigeriano. Tra essi anche organizzazioni cristiane. Qualche mese fa a Jos sono stati uccisi a più riprese musulmani innocenti». Anche domenica scorsa la reazione dei cristiani all’attentato è stata durissima scatenando una rappresaglia che ha causato otto morti. 

«Lo ripeto - conclude -, la fede non c’entra nulla. Le élite che sono dietro questi gruppi non si riconoscono nella religione musulmana o in quella cristiana. L’unico interesse che perseguono è il loro. Mirano unicamente ad accaparrarsi  il potere per riuscire a mettere le mani sulle rendite petrolifere».

e.c.