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Col Vangelo spalancato tra le mani

(di don Ennio Raimondi) Un nuovo intervento su fede e nuova evangelizzazione.


Continuo a proporre qualche riflessione a margine della lettera del Vescovo Oscar. Egli nella seconda parte, trattando dell’importanza dell’ambone della cattedrale, l’altare della Parola,  richiama che il Dio di Gesù nel quale noi crediamo è un “Dio che parla….comunica se stesso ed è così presente, mediante la propria parola, in mezzo alla vita del suo popolo”. Cita poi Papa Benedetto: “Gesù, la sua storia unica e singolare, è la parola definitiva che Dio dice all’umanità.  Da qui si capisce perché all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.  Io sogno che l’anno della fede porti me e tanti miei fratelli a  fare questo incontro, a innamorarci della Persona Gesù e a fare nostri i suoi nuovi orizzonti di vita.

 

Certo, sono tanti i modi in cui questo può accadere, ma penso, e l’esperienza me lo insegna, che  avviene soprattutto in preghiera col Vangelo spalancato tra le mani. Da soli o in gruppo. Ritengo molto prezioso l’invito del Papa alla “formazione di piccole comunità tra famiglie in cui coltivare la preghiera e la meditazione in comune di brani adatti delle Scritture”.  A me questo invito fa pensare ai nostri incontri sul Vangelo, o gruppi del Vangelo.  Realtà troppo modeste forse a confronto di quanto intende il Papa ma valide ed attuali. L’iniziativa l’avevo scoperta, sperimentata e realizzata fin dagli anni ottanta nella neonata parrocchia di S. Carlo. Dieci anni dopo anche la diocesi sembrava averla acquisita e tradotta nella proposta dei “centri di ascolto” da diffondere nelle parrocchie. In alcune mi sembra che questi gruppi vivano ancora. Se l’invito del Papa è autorevole, l’anno della fede potrebbe diventare l’occasione propizia  per mettere a confronto le esperienze varie, farne una valutazione, vedere come rilanciarli.

 

A mio modesto ma convinto parere gruppi del vangelo o centri di ascolto sono mezzi appropriati per una nuova evangelizzazione. La catechesi è una cosa necessaria, ma prima ancora è indispensabile una nuova evangelizzazione.  E questa, mi sbaglierò, non può partire dal catechismo ma dal Vangelo. C’è troppa ignoranza della scrittura, specificamente del Vangelo, e perciò ignoranza del Cristo e, se non lo si conosce, non può avvenire l’incontro, non può nascere la fede vera. Mi sembra che serpeggi a volte l’idea che non valga la pena investire energie in questa iniziativa perché non si raggiungono i “lontani”.  Ma siamo certi che i “vicini” non abbiano bisogno di una “seconda” prima evangelizzazione? La stragrande maggioranza dei cosidetti “praticanti” conosce le pagine del Vangelo proclamate e spiegate dall’ambone ma il Vangelo l’ha mai letto di persona e meditato in preghiera. I gruppi del Vangelo servono a mettere nelle mani della gente il Vangelo per una conoscenza diretta, seria, nella fede.

 

Ed è poco che in gruppi di famiglie amiche si impari e ci si appassioni a leggerlo, a cercare di capirlo, a meditarlo, ad applicarlo, attualizzarlo nella propria vita, nella chiesa, nella società?  Tutto in un ambiente di vita come è la casa, in un clima di amicizia, con semplicità e fraternità vera.  Ciascuno cerca personalmente di capire riflettendo e pregando. Insieme si cerca di approfondire, chiarire e applicare: leggere, alla luce di quel messaggio afferrato, la propria vita e quella della comunità.  Tutto nel dialogo e nell’apprezzamento vicendevole, cogliendo attraverso le esperienze diverse, i vissuti differenti,  le varie sfaccettature di quella verità/messaggio donato dal Signore che opera in ciascuno, in tutti col suo Spirito.

 

L’incontro del Vangelo non raggiunge direttamente i “lontani” ma può confermare e ravvivare in noi la fede in un Gesù più conosciuto e amato, che convince e affascina, tanto da conquistarci come suoi discepoli e darci la capacità di essere missionari nella ferialità e raggiungere i “lontani: sentirci suoi inviati ad  annunciare, con gioia e semplicità, nei rapporti famigliari e amicali, nelle relazioni quotidiane, con la parola e con la vita…. ciò che abbiamo  udito, visto e contemplato!  

 

don Ennio Raimondi